LA DEPRESSIONE POST PARTUM: LEGITTIMARE LA FATICA DI DIVENTARE MAMMA

La cosa interessante per me, parlando di maternità o meglio sentendone parlare, è la varietà dei racconti. Ogni donna, parlando della propria maternità e della nascita dei propri figli porta una narrazione unica, singolare: dolore e piacere, tenerezza e terrore, sollievo e ansia, amore e odio.
Eppure è una storia che unisce tante donne, se siamo qui è grazie a queste diverse narrazioni, grazie alle madri che ci hanno portato al mondo.
“Le madri che ci hanno portato al mondo”, mentre scrivo questa frase mi immagino una madre traghettatrice, una guida sicura, un mezzo, una custode. Chi traghetta lo fa per lasciare sulla riva qualcuno, gli da una piccola spinta che basta per iniziare un lungo viaggio, un viaggio di scoperta, un nuovo inizio.
Il percorso della madre traghettatrice è un percorso lungo nove mesi, può però
trovare terra prima del previsto e dare la sua spinta inaspettata con anticipo,
oppure può trovare una terra non così accogliente, aspettare quindi di dare la spinta sperando che qualcuno prenda la sua nuova vita dalla riva, convincendola che ciò che troverà sarà sicuro, invitante.
La traversata dei nove mesi.
La traversata della gravidanza.
La traversata della maternità.
Perchè la traversata è già maternità, traghettare dentro sé una nuova vita significa già essere madri, cominciare a pensare di esserlo, sentire cosa significa esserlo per sé ed anche cosa significa esserlo per gli altri, ma non solo per il proprio bambino, anche per la società che lo accoglierà.
E quindi cosa significa per la società diventare madri? Quelli che aspettano sulla riva, che guardano mentre la madre dà quella spinta per dare inizio ad una nuova vita. Quelli sulla riva aspettano e guardano, aspettano e si aspettano.
Si aspettano che la madre dopo la traversata dia la spinta con gioia, che iniziata la nuova vita la madre ne sia partecipe con gioia, che accolga le sue fatiche con gioia e che sappia affrontarle… con altrettanta gioia.
Quanto pesano queste aspettative sulla madre?
Quanto sono queste stesse aspettative a diventare automaticamente aspettative della madre verso se stessa?
Gli altri mi osservano e mi aspettano per celebrare insieme la mia gioia.
E se non fosse gioia istantanea la mia? E se non provassi gioia per i primi sei mesi, se proprio non riuscissi a provarla?
Se provassi solo terrore e ansia?
I racconti di maternità che ho ascoltato o che ho letto sono diversissimi tra di loro, traghettare per ogni donna assume un significato differente, dare la spinta affinché una vita si stacchi da sé viene vissuto in modo diverso, alcune vorrebbero continuare la traversata, altre non vedono l’ora di far volare una nuova farfalla in aria. Esiste un giusto e uno sbagliato?
No, esiste la maternità per ogni donna, diversa per ogni donna.
Esiste un giusto e uno sbagliato nelle aspettative verso una madre? Questo forse sì, perchè solo lei, traghettando, sarà in ascolto del suo corpo e della sua anima, solo lei traghettando sentirà un altro corpo ed un’altra anima crescere per essere lasciato sulle rive. E corpo e anima non seguono percorsi prestabiliti, sicuramente la pancia all’ottavo mese sarà pancione, sicuramente il nuovo corpicino all’ottavo mese farà mezza capriola in più, ma quello che una madre sente è personale, è singolare, è speciale.
La Depressione post-partum è una condizione dolorosa, faticosa e spesso drammatica, ma è anche superabile, dalla depressione post-partum si esce, si esce madri diverse e più consapevoli, si esce padri diversi e più consapevoli.
E la società dovrebbe uscirne società diversa e meno giudicante, meno spettatrice, più coinvolta, più comprensiva.
Quando ascolto una madre raccontare della sua gravidanza, del suo puerperio e dei primi mesi di vita del suo bambino come momenti speciali, felicissimi e pieni di gioia in primis gioisco per quanto ascolto, ma poi penso alla sua difficoltà nel comprendere dei sentimenti opposti a quelli che sta provando. E allora comprendo tutte quelle aspettative e l’ansia nel non riuscire a sposare quelle aspettative, e la disperazione del sentirsi diversi da tutti, sbagliati, a-normali.
La depressione post-partum colpisce dal 10 al 12% delle madri, assume forme molto differenti ed anche le tempistiche di risoluzione sono soggettive.
Una donna su dieci nel spingere la sua nuova vita a riva, dopo averla traghettata per nove mesi, sprofonda nella tristezza e in una forma di fatica che le sembra insuperabile.
Legittimare i sentimenti di una madre, riconoscendo la loro intensità significa non far sentire una madre osservata sulla riva come se tutte le sue mosse dovessero essere perfette, significa dirle “sei libera di provare tutti i tuoi sentimenti, questo non ti rende una cattiva madre”, significa starle vicino ed aiutarla riconoscendo la sua legittima difficoltà.